domenica, 15 febbraio 2009.

Caffè?

In testa sono una canzone di kurt e il bicchierrone da colazione lasciato solo sulla scrivania verde turchese, comincia a nausearmi questo colore. Molte volte penso che mondo sarebbe senza tv. Senza quella vita sognata che proviamo a ricreare ogni giorni. Senza quei buffoni senza anima che litigano e provano a dirci cos'è l'amore. Forse si sarebbe un modno più reale, meno artificiale, con sentimenti veri, con parole che hanno un certo peso e impronta, con realazioni che non sembrano telefim. La realtà ride di ogni nostro sogno e illusione, c'è però da ammettere che la realtà e plasmabile e modellabile. E ogniuno di noi ha l'abilità di plasmare la propria realtà, o può continuare a sentirsi schiacciato dalla differenza della realtà e i sogni. Ogniuno balla al ritmo che decidiamo noi o che lasciamo decidere agli altrie non si tratta solo di attudini e scelte. ma del nostro modo di affrontare le cose, il lasciare agli altri il controllo o darlo al nostro cuore irrascibile e indisciplinato o al alla nostra vecchia coscienza troppe volte ignorata. Non lo sò. io infondo sò quanto voi, però una cosa la sò.. voglio una tazza di caffè.


Questo non è un racconto perchè io non sono uno scrittore, ma è solo un'insano tentativo di relazionarmi con gli altri oltrepassando il mio contro producente menefreghismo.


Scritto da Sospirium alle 21:51 in riflessioni, sclero, sospy
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giovedì, 22 gennaio 2009.

Disturbia

Quando il Vento soffia e gli Dei sembrano voler rinascere, il volto di una Fanciulla della Neve splende come Ghiaccio percosso dal Sole.
Le Ombre si avviluppano alle Anime Morte e agli Spiriti Erranti, e tutto svanisce, langue, si perde, dissipa nella Nebbia della Marea.
E chi ancora incede vago lungo il Sentiero, sa che in verità la Vita è già persa da chi nel Mare precipitò durante il quinto Solstizio di Hades, ma ancora persevera nel suo errare vagabondo e chiede al Ramo che il mantello gli strappa:
"Dov'è?"
L'Olmo impietoso lo scaccia, lo strappa, lo percuote.
"La Fanciulla della Neve! La Fanciulla della Neve!"
E tutto in Sogno giace, vagheggiando di Sospiri e Libertà.
Gli Dei combattono, feriscono e sanguinano gli Arcangeli, le Spade brillano e si macchiano, e, ancora, combattono.
"La Fanciulla della Neve! La Fanciulla della Neve!"
La Fanciulla della Neve è morta.
Il Mare l'ha inghiottita.
Il quinto Solstizio di Hades l'ha maledetta.
Il Crepuscolo l'ha chiamata e presa nella sua Stretta.






__________________________
Ehm... buonasera?
No, un senso ce l'ha. Solo che ci vuole un po' d'attenzione. E magari una parafrasi, ecco.


Scritto da animaeali alle 23:13 in infinity, animaeali, raffiche
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lunedì, 05 gennaio 2009.

Sciopero?

Mi chiedo a cosa dobbiamo questo sciopero generale che sta avvendendo in questi mille mondi..


Scritto da Sospirium alle 19:22 in sclero
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domenica, 07 dicembre 2008.

I' m Not Here,


I'm Not Away.





I Will Find The Way, That's Sure.


Scritto da WriterSoul alle 11:22 in
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lunedì, 17 novembre 2008.

Tears down a cold cheek - Alexiel centric

Oh, beh, Angel Sanctuary è un manga che è stato finito di pubblicare anni fa, quindi questa one shot non è un vero e proprio spoiler, anche se diciamo che chi segue la ristampa potrebbe trovare qualche... ehm.. sorpresina.
O anche no.
Alcune cose che stanno qui ce le ho messe io, quindi, chissà? E' spoiler, non è spoiler... *fischietta allegramente*






Il cuore le bruciava, pulsava nel petto seguendo un ritmo talmente violento da illuderla di poterne morire in pochi secondi, invece le guardie di fronte a lei continuavano a strattonare senza garbo la catena, facendo sbattere il legno che le imprigionava i polsi contro la pelle irritata delle mani.
Nonostante questo tentava ancora di mantenere un portamento regale, di far risplendere ancora quell’aura che la circondava quando si mischiava alla folla.
Una delle guardie tirò bruscamente la catena facendola cadere a terra, riversa sul corridoio di pietra.
L’altro degno compare ridacchiò sommessamente mentre la osservava rialzarsi.
Nell’aula del tribunale non si sarebbero mai permessi di prendersi gioco di lei, non quando erano sotto lo sguardo attento di migliaia di angeli che, anche senza ammetterlo, avevano sostenuto la sua causa.
Alexiel sentì un prurito rabbioso invaderle le dita, il desiderio di tirare un pugno ai suoi carcerieri, ma lo ignorò, non degnò di sguardo le guardie e continuò a seguirle, con il mento alto e le spalle dritte.
Infine eccola, l’enorme entrata del tribunale.
Il cuore le mancò un battito, e si maledisse per quella sua debolezza, lei, l’Angelo Organico Alexiel, l’amata figlia di Dio, non poteva permettersi certe manchevolezze, non in momenti simili.
Chiuse gli occhi e respirò a fondo, preparandosi a recitare la sua parte, ripetendo quelle frasette che aveva imparato a memoria nel qual caso i giudici le avessero imposto di parlare.
Quale fosse poi l’utilità di quel processo, era un mistero segreto pure a lei.
Sarebbe stata condannata di sicuro, la sua pena era stata decisa il giorno stesso in cui si era ribellata a Dio.
Ma forse, chissà, la maschera impietosa che Uriel indossava sempre più spesso le avrebbe almeno donato una condanna più fastidiosa del taglio delle ali.
Quando si decise a rialzare le palpebre le ante del portone erano già state aperte e svelavano agli occhi un’aula gremita di gente: non sono gli spalti riservati agli angeli più nobili ed illustri erano occupati, ma anche le panche ammassate per tutta l’area della stanza ospitavano tanti di quegli angeli talmente stretti tra loro da crearle un vago senso di nausea claustrofobica.
Cercò con gli occhi tra le terrazzate una chioma argentea e trovò subito il suo gemello Rosiel, colui che era stato, per lei, la causa di tutto.
Rosiel la stava guardando con dolore, un folle sentimento di tradimento aleggiava in quegli splendidi occhi verdi.

Cosa stai pensando, Rosiel? “Sorella, perché hai cercato di uccidermi? A tanto arriva la tua gelosia?” Oh, Rosiel quel tuo corpo sta già marcendo e conducendoti verso la più oscura delle incoscienze, vero?

Un tremito interno alla gola l’avvisò che presto i suoi occhi avrebbero iniziato a lacrimare, perciò scacciò quei pensieri e continuò a fissare il fratello, sostituendo con il pensiero quel volto gentile a quello burbero e antico di Dio.
La compassione si tramutò immediatamente in un odio dei più puri.

Ed è proprio questo che desideravi!

I due angeli che la guidavano le liberarono le mani dalle catene, e la lasciarono - se così si poteva dire - libera di stare ritta di fronte ai giudici e i suoi accusatori.
Spinse in avanti il busto e raddrizzò il più possibile la schiena, indolenzita dalla lunga permanenza nelle celle umide poste al di sotto del tribunale, richiamando a sé ogni briciola del suo orgoglio.
Liste lunghe, quasi infinite, di interrogativi le vennero poste.
Ogni domanda, perlopiù di natura retorica, le scivolava rapidamente tra orecchie e mente, lapidata in pochi monosillabi, poi subito cancellata dalla memoria, tutto per non perdere la concentrazione, tutto per mantenere la parte, per continuare il suo gioco, per dimenticarsi del cuore che ancora le batteva furiosamente in petto, spaventato, ansioso, disperato, tradito.
Per non lasciarsi prendere dalla gravità del suo futuro e gettarsi a terra piangendo e rinnegando tutto pur di non restare sola.
Kurai, la piccola Kurai non era lì con lei, e le mancavano i suoi occhi speranzosi, la voce carica di aspettativa, il suo affetto sincero e incondizionato.

Kurai, Alexiel-sama sta per sparire, piccola. E sparirà senza nessuno affianco lasciando sola anche te.

Ancor più di Kurai e i suoi commilitoni, le mancava una presenza fisica: nessuna cintura le cingeva i fianchi, nessun fodero pendeva da essa, nessuna pesante Nanatsusaya la squilibrava leggermente su un lato, la sua spada non pulsava nella sua mano stretta in pugno, nessuna voce calda e dolorosamente lontana le straziava l’anima incoraggiandola nella sua battaglia.
“Quali sono le tue ultime parole, Angelo Organico Alexiel?”
“L’unico che io abbia mai amato è Dio.
Non sia mai che Dio ami Rosiel più di me, per questo dovevo uccidere quell’essere infimo, lui non è degno dell’amore di Dio Nostro Padre”
Nuovamente, quel cuore che per tanto tempo aveva creduto di non avere, gemette al suono delle parole da lei stessa pronunciate.

Perché l’unico che abbia mai amato è colui che mai avrei dovuto amare, che mai nessun angelo avrebbe dovuto amare, la Stella più splendente del Firmamento, il più oscuro dei Satana.

A quel pensiero qualcosa scattò in lei, un pensiero che aveva ricacciato lontano per tutto quel tempo.
Se ne sarebbe andata.
Se ne sarebbe andata senza liberarlo dal suo sigillo, senza potergli dire chi fosse realmente. L’avrebbe lasciato rinchiuso nella Nanatsusaya fino alla fine dei tempi e lui avrebbe maturato la convinzione che lei lo avesse abbandonato.
E così Lucifer avrebbe odiato Alexiel.
E così Alexiel sarebbe davvero rimasta sola.
“Siccome tu non diventerai mai mia…”
Uriel evocava la sua sentenza, la voce stentorea e tonante che sembrava provenire dalle viscere del mondo stesso rimbombava nell’aula vibrando crudelmente tra le pareti spesse, carica del rancore di chi è stato rifiutato.

E più di nessuno sarò.

“… ti rinchiuderò in un destino infernale e sanguinoso…”

Nulla di diverso dalla vita che ora mi toglierete, che mi ha privata anche della possibilità di adempiere a quell’unica promessa.

“… così nessuno potrà stringerti tra le sue braccia!”

E chi comunque l’avrebbe fatto, ora che anche Lucifer mi odierà? Che senso avrebbe cercare conforto in altri quando lui mi disprezzerà e maledirà il mio nome? Colei che non l’ha liberato, colei unica che poteva salvarlo e invece l’ha solo sfruttato. Colei che l’ha abbandonato.

Uriel sparì dalla sua vista, che, lentamente ma progressivamente, iniziava ad appannarsi di fronte ad un tenace velo di lacrime. Mordendosi le guance le trattenne dentro di sé, impedendo anche alla più fugace goccia di scendere.
Dietro le tende sottili dello spalto dei giudici Sevoftarta si agitava, palesemente nervoso.

Cagna. Come se non sapessi che non vedi l’ora di vedermi morire, convinta che il segreto morirà con me!

Un singulto, una stretta più forte alla gola, e Alexiel abbassò di colpo gli occhi tentando ancora di combattere le lacrime che premevano sempre più insistenti ai lati delle palpebre.
Fu così che notò il movimento di fronte lei, una sagoma scura che le si avvicinava portando con se il profumo del sole e della corteccia del sandalo e del muschio bianco.
Uriel, Angelo Elementale della Terra stava di fronte a lei. La sua figura imponente le copriva totalmente la visuale, ma anche se così non fosse stato, non avrebbe ugualmente cercato di guardare oltre a lui e ai suoi occhi che la catturavano.
Alexiel li ricordava gentili e amorevoli, illuminati dalla cordialità della natura stessa che rifiorisce a primavera, eppure in quel momento erano freddi, glaciali, il loro verde caldo era spazzato dal vento impetuoso dell’astio, e della gelosia più morbosa.
Uriel sollevò l’indice destro e le sfiorò la fronte.
La pelle scura e brunita dell’Angelo risaltava contro l’incarnato roseo e pallido di Alexiel come una macchia fastidiosa su un tessuto candido.
“Muori.”



Il corpo di Alxiel crollò all’indietro, senza vita, e Uriel lo attirò a sé prima che potesse cadere a terra.
Un grido di dolore si elevò, e Rosiel cadde a terra piangendo.
Come un bambino geloso del suo giocattolo, Uriel raccolse al petto Alexiel in un unico movimento elegante, sollevandole schiena e gambe con le braccia.
Strinse il cadavere privo d’anima, cullandolo con movimenti tanto leggeri da non poter essere percepiti.
Sentiva le membra pesanti e un nodo orrendo gli stringeva la gola.
Quel giorno non aveva indossato la maschera
 Aveva creduto di essere forte abbastanza da poter condannare la sua Alexiel senza bisogno di “persona”, forte del suo risentimento per lei.
Ora, invece, si ritrovava a far scorrere gli occhi lungo quel corpo inerte, desiderando più che mai che l’anima che una volta vi era vissuta fosse ancora presente.
Nascosto dall’ombra dei corridoi d’uscita del tribunale, abbracciò il corpo di Alexiel come si può fare con quello di un neonato, reggendole la testa con una mano.
Le voltò lentamente il viso sperando di cogliere ancora un vago rossore sulle guance, ma quel che vide lo sconvolse.
Guance rigate da sinuose strade salate.
Lacrime.






Ok, è la prima volta che provo a gestire Alexiel, e si vede >_>
Credo sia un po' Out Of Character, anche se principalmente i suoi ultimi pensieri io li vedo davvero così: per tutta la vita Alexiel è stata forte, ha combattuto, ha sofferto, è andata avanti, ma negli ultimi istanti della propria vita cosa si può capire se non che quando si muore si è soli e che ci si lascia alle spalle chi abbiamo amato?


Scritto da animaeali alle 19:23 in fan fiction, infinity, animaeali, anima in penombra
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Ode alla Luna

Luna, piena risplendi stanotte?

Perchè non riempi
il mio respiro latente
con la tua luce solitaria?

Perchè celi
il tuo volto più luminoso
dietro le nubi,

perchè togli, così,
luce ai miei occhi,
che ora, muti,
vagano in cerca
di un nuovo raggio?

Perchè sparisci,
per poi riappararire,
perchè riappari,
se poi di nuovo
celi le tue grazie
ai solitari amanti?

Come un cuore tormentato,
prima allettato
e poi abbandonato
in false illusioni...

Luna, o Luna,
resta ancora,
affinchè i deboli mortali
possano credersi,
almeno per una notte,
dei del cielo,

affinchè possano sperare
di essere da te lambiti,
splendida ninfa pallida
e rorida di luce.

Ed ora, invece,
lascia i tuoi amanti
a tremare
sotto fini lenzuola di brezza
e pregiati decori nuvolosi,
ornati da stellati diamanti.

Dormono
i tuoi schiavi d'amore,
affannati
in un sonno irrequieto
poichè non godono più
della tua luce tenebrosa
ed obnubilante.


Luna,
trascina via ogni senso,
impazzito
nella tua perfezione;

addormenta la mente,
cullata
dal canto dei tuoi venti;

rasserena il cuore in tumulto,
placato
dalla tua nuova comparsa
sul cielo oscuro.


Scritto da ArHaL alle 11:38 in buio, illusioni, sclero, notte, luci e ombre, arhal, anima in penombra
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sabato, 08 novembre 2008.

Fantasma

Si alzò dal letto, sgualcendo maggiormente le lenzuola bianche, sbadigliando assonnata. I raggi del sole entravano dalla finestra, riscaldando l’ambiente; sorrise andando ad aprire i vetri e permettendo alla brezza mattutina di entrare nella stanza e giocherellare con il suo vestito chiaro, si appoggiò al balcone socchiudendo gli occhi e godendosi il vento che le faceva volare i capelli.

Un rumore dietro di lei attirò la sua attenzione, si voltò e sorrise alla bambina sulla porta: − Buongiorno − mormorò dolcemente ma la piccola la ignorò, andando via velocemente.

Lei scosse il capo avvicinandosi alla toeletta e sorridendo allo specchio, a quello strano specchio che sembrava un caleidoscopio; si mise a sedere, pettinandosi i lunghi capelli con le mani e canticchiando fra sé. Una donna entrò velocemente nella stanza, andando a chiudere alla svelta la porta: − Chissà perché si apre sempre? − sbottò, accertandosi che la serratura fosse scattata.

La ragazza si voltò, sorridendo: − Ciao mamma −

Ma la madre non la considerò, andando a sistemare il letto e scoccando occhiate furiose alla bambina sulla soglia: − Quante volte devo dirti di non venire qui? − domandò, con la voce roca dalle lacrime trattenute.

− Mamma, ma non mi vedi? − chiese lei, alzandosi e andando incontro alla madre.

Ma la donna non la vedeva, la oltrepassò come se fosse nebbia e uscì dalla stanza, richiudendosi la porta dietro di sé; la ragazza rimase immobile, incapace di capire cosa le fosse successo: si guardò le mani che sembravano quelle di tutti i giorni, si toccò il ventre constatando che c’era e il viso, ravviandosi alcune ciocche: − Ma che cosa…? −

Si guardò intorno, vedendo per la prima volta lo strato di polvere che regnava su tutti i mobili, i libri ordinati sulle mensole, nessun abito in giro, nessun segno della sua presenza nella stanza. Si morse il labbro inferiore, avvicinandosi alla scrivania ed osservando il ritaglio di giornale posato sopra, lo prese con le mani tremanti e lesse l’articolo che riporta la notizia di un incidente in cui era morta una ragazza.

Il respiro le mancò, mentre leggeva il suo nome; respirò pesantemente, cercando di trovare la calma.

Non era possibile. Lei non era morta. Lei era lì.

Si portò le mani alla gola, mentre il foglio planava sul pavimento.

Nuovamente sentì la porta aprirsi e vedere la sua sorellina sulla soglia: − Mi vedi, vero? − la pregò: − Mi senti? −

La bambina osservò il foglio a terra, rimanendo sulla soglia con una manina sulla maniglia: − Mamma! − esclamò, tirandosi dietro la porta e scappando via.

La ragazza fissò la porta bianca, mentre la consapevolezza di non esistere più prendeva piede in lei.

Nessuno la vedeva. Nessuno la sentiva.

Era solo un fantasma che si aggirava per la casa.

Oddei, è una vita che non posto qui! o.o

Faccio schifo!


Scritto da dreamer24 alle 09:59 in dreamer, mondo smarrito
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venerdì, 07 novembre 2008.

Novembre


Impallidiscono le fredde gote nebbiose,
rigate da lacrime di pioggia.
Scoloriscono i riccioli biondi di luce,
tormentati da vento purificatore.
Si schiudono rosse le labbra,
tinte da foglie ondeggianti.
Restano fissi gli occhi cupi di blu,
infrangendosi, poi, in schiumosi sguardi.

Pianti ventosi di baci irruenti.
Saline discese scosse da singulti.

Non rassegnato alla stagione nascente
resta aggrappato agli ultimi raggi,
strappa le nubi con urli sopiti;
meno savio di Dicembre silente
è Novembre nei propri miraggi;
canta da solo dei giorni colpiti
da lunghe fronde e sonori sorrisi,
suona il ricordo di giovani liti
nate da sussurri di cuori già lisi,
recita nel vento la morte e la speranza
che la vita, un giorno, rinasca con la sua danza.










P.S.: Spero che presto IM torni alla vita. Magari alla fine di Novembre.


Scritto da ArHaL alle 15:38 in buio, biancoenero, luci e ombre, ci sono giorni, infinitimondi, arhal
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domenica, 02 novembre 2008.

Informazione di servizio.

E SONO 18!


Scritto da Sospirium alle 22:44 in
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venerdì, 17 ottobre 2008.

Souvenir

Ci sono lacrime che bagno il viso degli infelici.
Ci sono sogni che impauriscono.
Ci sono mondi dove le persone muoiono.
Ci sono mondi dove regna solo la tristezza.
Ci sarà un giorno dove saremo felici. Tutti.
E dove io andrò, tu non potrai venire, quindi ricordami ora e donami il tuo cuore.
Ne farò un perfetto souvenir. Lo lascerò a marcire e accumulare polvere su polvere.
L'amore avvelena la mia vita e mi rende prigioniero.
Ma se questa è prigionia prendetevi pure la vostra noiosa libertà.
Ci sono occhi che hanno visto più dolore di quanto si possa provare.
Limite al peggio? Non esiste.
Stai soffrendo? è normale quindi smetti di lamentarti.
Sei solo? Rialzati e cerca compagnia.
Piangi per un'amore finito? Dimentica e ritorna a vivere.
Il passato non ritorna... ce lo dimentichiamo troppe volte.
Incalzante è la voglia. Travolgente il desiderio.
E noi saremmo animali? Tutta la mia passione è puro caos.
Con sangue e lacrime ti nutrirò. Tra urli di rabbia e baci di passione.
Sarai il mio animale guida verso un'altro lesionistico sogno di felicità?


Scritto da Sospirium alle 23:05 in love, buio, illusioni, ci sono giorni, sospy
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